Introduzione
di Antonio Riciniello
Gli ultimi giorni del novembre 2005 sono stati per me occasione
di interessanti scoperte.
Nel cuore sempre caldo di Gaeta si nascondono infatti personaggi
conosciuti, e meno conosciuti, in possesso di doti artistiche,
letterarie, poetiche,o semplicemente dediti a particolari hobbies
come la filatelia, la numismatica l'amore per la fotografia.
Ho avuto modo di visionare alcune centinaia di fotografie di
Salvatore Taccone, l'amico Rino per i gaetani, raccolte nel
presente volume.
In questa raccolta, che abbraccia un lungo periodo di vita Gaetana,
dal 1900 al 1989, anno quest'ultimo della visita di Papa Giovanni
Paolo II a
Gaeta, rivediamo una Gaeta che non e 'è più. Il susseguirsi
di fotografie, consente di rivivere non solo la scomparsa di
una vecchia Gaeta, ma una trasformazione palpabile che, man
mano che le pagine scorrono, acuisce la nostalgia per i tempi
che furono ed apre il cuore di chi, attraverso il passato, approda
alla Gaeta moderna, magica fusione tra l'antico che vive ancora
e il futuro che incalza.
Forse perché l'autore di questa raccolta, Salvatore Taccone,
è quasi sempre vissuto in Contrada Catena, la pubblicazione
offre un quadro"straziante " della metamorfosi subita da questa
incantevole collina, dai suoi piedi a "Capo di Serapo ", fino
agli estremi lembi di Monte Lombone.
Si tratta di una metamorfosi che, sfogliando le pagine del libro,
è possibile rivivere attraverso nostalgici passaggi:la piazzetta
della Catena con la Chiesa di fronte e quella stradina ormai
inutile e dimenticata tra il muro della piazzetta e la parete
esterna della Chiesa, una mulattiera che dalla Catena portava
all'Ariana; la posa delle prime pietre della Via Fiacca, un
'arteria che tanto è stata importante per la città, nonostante
il notevole impatto ambientale. La vita cammina velocemente,
sembrano dire le immagini di Rino, e tutto si adegua, nel bene
e nel male.
Difficile soffermarsi su tutte le immagini, ma il lettore, l'appassionato,
non potrà non scoprire, ognuno a suo modo, angoli familiari,
noti e meno noti, che lo emozioneranno, come le Piazze che scompaiono
per lasciar posto alle prime case popolari del dopoguerra, i
ricordi del passato sepolti sotto la costruzione di nuove case,
la scomparsa di piazza d'Armi e la nascita del centro studentesco
( il Nautico, il Liceo, le scuole medie "Carducci" e l'ariosa
piazza Trieste), e poi il ricordo di una Gaeta "polare": il
fatidico febbraio del 1956, quando la neve andò a lambire la
battigia della spiaggia di Serapo.
Vi sono molte bellissime immagini, come quelle del bagno alla
"voggiarelle", in cui le nostre nonne e le nostre mamme, con
i propri figli, combattevano la calura dell'estate gaetana facendo
bella mostra di costumi"a la page" che farebbero inorridire
i moderni tanga e coloro che li indossano.
E poi il malinconico scomparire dei capannoni dei cantieri navali
Gallinaro e la nascita dei campi da tennis sulle ormai spazzate
rovine dei bastioni dell'Addolorata, allora frequentati dalle
giovani promesse azzurre come Panatta, Barazzutti e Bertolucci.
E ancora i festeggiamenti per il centenario dell 'Unità d'Italia
e quelli per la visita di un eccelso cittadino Gaetano, il presidente
dell 'Uruguay, Benito Nardone.
Attraverso questa splendida raccolta di fotografie Salvatore
Taccone ci offre non solo l'immagine di una Gaeta che scompare,
ma anche quella di una trasformazione lenta ed inesorabile della
città, dagli albori del secolo scorso fino ai giorni nostri,
una specie di lettura di quasi un secolo di urbanistica gaetana.
Nella presentazione di una silloge di poesie del compianto don
Salvatore Buonomo il Prof Giuseppe De Filippis, che ha tradotto
in immagini i versi del parroco della Chiesa dei S.S. Cosma
e Damiano, dichiarava che la poesia è immagine. Allo stesso
modo possiamo asserire che questa delicata raccolta di fotografìe,
una straordinaria immagine della città attraverso il tempo,
è semplicemente squisita poesia. Poema di immagini che l'amico
Rino, ad ogni effetto, lascia alla sua amata città.
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